Notizie Perdute
Notizie di terza o quarta pagina ben nascoste sotto cumuli di veline e vuote chiacchiere politiche. La Russia e la Cina hanno svolto le prime manovre militari congiunte(2005, in seguito la Cina ne ha svolte anche con l’India). Prime di una lunga ed imponente serie già programmata. La mossa sembra l’inizio, o la prova generale, di una + stretta alleanza, militare e non, tra i due paesi, nel tentativo di giocare alla pari con gli Usa sullo scacchiere internazionale. Tentativo ispirato alla logica dei blocchi contrapposti tipica della guerra fredda o alla dottrina politica del Balance of Power (all’ emergere di un forte potere, in grado di dominare lo scenario internazionale, si contrapporrà la formazione di un blocco di paesi, un contro potere, che riporterà in equilibrio il sistema mondo). Un numero crescente di studiosi spiega diversamente la situazione politica mondiale e i suoi meccanismi di potere e, chiassosamente, sostiene veri dogmi di fede: la definitiva vittoria americana, la fine della storia e l’ingresso dell’uomo in una fase post-storica e post ideologica del tutto differente. (i danni della concezione illuministica del progresso non smettono di germogliare ovunque). Basano gran parte delle proprie affermazioni sull’ ipotesi che il potere globale americano sia di natura del tutto diversa rispetto al passato. Cosa dall’altra parte almeno in parte vera:
1. il potere americano si esprime attraverso istituzioni multilaterali e le politiche globali messe in atto sono, almeno parzialmente, discusse con le altre potenze mondiali; quindi appare meno minaccioso ai nemici e più influenzabile agli alleati. Il soft-power, la parziale codecisione e un barlume di diritto internazionale integrano, ma insieme sembrano mitigare, l’hard-power militare ed economico
2. il potere oggi è nella conoscenza e nelle informazioni. Come si bilancia un simile potere? é possibile x un qualsiasi gruppo di paesi unendo gli sforzi recuperare il gap scientifico-tecnologico? Non conta più accumulare missili ma la loro qualità, gli asset intangibili e immateriali di cui si dispone. (Anche se a volte ci si dimentica troppo facilmente di realtà ben più materiali, tanto che le tensioni maggiori oggi si registrano x accaparrarsi materie prime scarse x natura e sempre di +, a causa del boom demografico e dell’innalzamento del tenore e della lunghezza di vita medi)
3. la forma di governo democratico-liberale sarebbe una svolta epocale rispetto al passato x diversi fattori collegati: garantendo stabilita politica e una maggiore giustizia sociale è meno soggetta a sconvolgimenti, minacciosi x gli altri popoli; è + rassicurante x nemici ed eventuali alleati a causa della maggiore prevedibilità delle decisioni, meno soggette a singole personalità, della maggiore trasparenza dei suoi processi politici e della possibilità di influenzarli anche dall’esterno; in più la democrazia -liberale, x l’abitudine ad usare il confronto dei punti di vista ed interessi come metodo di decisione, è più pacifica e propensa a risolvere i problemi con la discussione multilaterale che con la violenza.( fatto x altro del tutto falso storicamente mentre x gli altri si può certamente dire che non sono affatto provati e che x quanto contengano elementi di verità a me paiono in gran parte ispirati a fede cieca nei propri valori e convenienze) Tutto ciò renderebbe, agli occhi di altri popoli, il potere di una democrazia-liberale meno minaccioso di un’ analoga costellazione di potere gestito tramite una qualsiasi altra forma di governo (ASSOLUTISMO VALORIALE ED EUROCENTRISMO POCO EH)
4. i costi economici da sostenere x controbilanciare il potere Usa sarebbero troppo elevati (considerando ad esempio anche il costo aggiuntivo x l’istituzione di nuove strutture sovranazionali o organizzazioni militari (es. NATO) di certo necessarie x un simile tentativo)
La tesi solleva di certo interrogativi interessanti. E’ possibile che si formi nel mondo (Asia in particolare) un blocco di potere in grado di contrapporsi all’impero globale americano?
Nell’ immediato futuro, nonostante l’emergere di ogni genere di nazionalismo e fanatismo religioso, la dura lotta x le risorse e l’emergere di nuovi competitors; la nascita di una simile alleanza sembra improbabile x svariate ragioni. Tra cui(senza voler essere esaustivi):
1. i paesi che potenzialmente hanno interesse ad una simile alleanza sono molto diversificati tra loro x cultura, valori, sistema politico ed economico; e spesso sono in tensione tra loro x le risorse, x dispute territoriali e sulle rispettive aree di influenza, ma anche x problemi storicamente mai risolti (es. Tibet o le tensioni tra comunisti cinesi e sovietici)
2. gli stretti legami economici globali rendono permeabili le economie nazionali e tra di esse inscindibilmente legate tanto che al momento non sarebbe economicamente conveniente x nessuno produrre un abbassamento degli scambi commerciali internazionali e una crisi finanziaria
3. il vantaggio in conoscenza, informazioni e tecnologia americano non sembra facilmente colmabile da nessun blocco ipotizzabile
4. ugualmente difficile da contrastare, nel breve periodo, è lo strapotere militare Usa. Il sempre crescente ricorso a strategie di guerra asimmetrica sta, però, rimescolando di molto le carte (sembra ad esempio che sia la Cina che la Corea del Nord abbiano avviato programmi di addestramento x soldati hacker)
Ciò nonostante diversi paesi, oggi, ambiscono ad un peso maggiore sullo scacchiere globale, come si intuisce da molti segnali.
In primo luogo, la Russia. Resuscitata come grande potenza dalle sue risorse energetiche, oggi oscilla tra il dispotismo, le violazioni dei diritti umani, il terrorismo, le mafie e la ritrovata potenza economica; tra la parziale stabilità politica e l’oscurità completa del dopo Putin; tra il quasi monopolio energetico verso l’Europa e un sistema sanitario sempre più da quarto mondo, in un paese con una media spaventosa di decessi dovuti all’alcolismo e una diffusione crescente di malattie veneree; tra il nazionalismo zarista crescente, spesso sposato con un cristianesimo di matrice ortodossa retrogrado e oscurantista, e il disgregamento etnico geografico; tra l’abbondanza di risorse naturali e la debolezza di molti degli altri settori economici e della ricerca scientifica sempre più inesistente se paragonata agli anni dello sforzo comunista; tra una ristretta oligarchia e una massa indifferenziata; tra un territorio immenso e una popolazione in profonda decrescita e invecchiamento. Sempre in bilico tra Europa e Asia, il grande capo intralcia i piani americani e lancia segnali di mirare ad un riassetto delle alleanze internazionali a lui + favorevole, anche se finora non ha ancora saltato il fosso.
Ma l’incubo odierno di molte cancellerie è la Cina, gigante indecifrabile dalla sempre più spaventosa economia. Con una popolazione sterminata divisa tra tanti ancora affamati, una emergente e vasta classe media che forma uno dei mercati di consumo più promettenti, la nuova alta borghesia e una ristretta elite di partito, che, aldilà delle convenienti riforme economiche, niente ha fatto nella direzione di maggiori libertà civili, mantenendosi ferreamente al potere. Un paese ufficialmente ancora socialista in cui si registra una profonda divisione di classe e differenziazione sociale, anche su base geografica; con riemergenti conflitti etnici e religiosi, squilibri ecologici sempre più gravi, zone spaventose di povertà e mancanza di ogni diritto, e una crescente insofferenza giovanile, se non verso il reggime in generale, verso suoi particolari aspetti quali ad es la censura, la corruzione e anche una certa incertezza sul reale statuto della proprietà privata che a volte sembra più una concessione revocabile anche se appare improbabile un netto cambiamento di politica economica). Ma anche un paese con programmi spaziali efficienti, un esercito in riorganizzazione e ampliamento, soprattutto nel delicato settore navale; un economia in forte crescita, investimenti finanziari strategici e + che influenti anche negli Usa ed in Europa; la ricerca scientifica che sta pian piano colmando il gap con l’Occidente e una sempre crescente influenza internazionale sia in Asia che nel resto del mondo esemplificata dai suoi vantaggiosi accordi economici con svariati paesi anche Africani esportatoti di materie prime fondamentali alla macchina industriale cinese. Ora inizia a mostrare i muscoli ad esempio su Taiwan o con il + aggressivo shopping di aziende strategiche in giro x il mondo o con gli accordi economici con l’India e la sua politica energetica, in generale, che spesso entra in aperto conflitto con gli interessi europei e d americani.
Come dimenticare poi: la più grande democrazia del mondo, l’ India di Bollywood, ma anche dell’atomica e dei risorgenti razzismi etnici e di casta; l’Iran teocratico, sempre più centrale nelle dinamiche del medioriente e in bilico tra riforme, forse, possibili e l’atomica islamista; il Giappone forse con un po’ meno smalto in economia e il fantasma cinese alle porte, ma un risorgente orgoglio nazionalista e militarista; e restano fuori da questa breve lista paesi di sicuro peso come ad esempio la popolosa Indonesia o la Tigre coreana o l’immenso Brasile.
In un simile contesto le esercitazioni congiunte avrebbero dovuto suscitare un grande clamore e guadagnarsi ampio spazio nei media, allora xché sono passate quasi sotto silenzio? Forse semplicemente xché agli editori fa più comodo, gli è + conveniente e semplice, attrarre i pochi spettatori con un culetto danzante x rivenderli scontati, vista la penuria estiva, al primo pubblicitario in vista (la pubblicità non va mai in vacanza). E forse all’elite mondiale, politici incapaci di reagire in modo coerente in primis, non dispiace l’ignoranza del popolo, x conservare più semplicemente il potere e il sistema economico e politico a loro conveniente. A questo si aggiunge una sorta di diffusa apatia e perdita di capacita analitica e progettuale da parte della società in generale
Ancora più odiosi i pochi commenti che mi è capitato di leggere, a mio avviso tutti almeno leggermente razzisti xché sembrano ritenere illegittimo qualsiasi tentativo di organizzare un’alternativa all’assetto mondiale o un efficace difesa del proprio territorio dall’unica superpotenza esistente. Personalmente ritengo, che nonostante gli evidenti rischi di un’ escalation militare dalle conseguenze imprevedibili, ma tragiche comunque, sia del tutto naturale che un popolo tenti di difendersi e di spostare a suo vantaggio gli equilibri politici mondiali. Ovviamente, potrebbero avere intenzioni ben diverse da quelle puramente difensive, ma ciò non toglie che abbiano diritto a difendersi soprattutto in un momento in cui l’america con la scusa della guerra al terrorismo e dello scudo spaziale gli si piazza nel cortile. Al contrario trovo alquanto stupida, invece, la mancanza di una seria politica europea militare e di ricerca, che osteggiata dalle nazioni europee, attente a non perdere un altro centimetro di sovranità (e da pacifismi vari), ci costringe ad accettare basi americane sul territorio x necessita di difesa e di certo non aiuta a costruire un mondo di pace, obbligandoci ad una sorta di sottile vassallaggio.
L’ideale pacifista troppo spesso dimentica la realtà di un mondo diviso e in competizione e che, spesso, pace non equivale a giustizia (vedi la pace mantenuta in europa prima della seconda guerra mondiale a costo di accettare il nazismo e rimandando l’inevitabile). Il pacifismo assoluto chiederebbe allo schiavo di non ribellarsi se non pacificamente? e se lo schiavista non cede? Oggi molti pacifisti europei si dichiarano contro la costruzione di un esercito unitario, che è una necessità storica: x conquistare la nostra piena sovranità; x essere in grado di difenderci da eventuali attacchi, non più tanto inimmaginabili in un mondo che sembra sprofondare verso la terza guerra mondiale e l’olocausto atomico ormai a portata di qualsiasi folle; e anche x rendere il sistema globale più equilibrato e quindi più pacifico e giusto. Un mondo senza eserciti e guerre mi piacerebbe un sacco ma non credo lo costruiremo accettando la supremazia di uno o rifiutando la violenza, che è parte della natura umana e quindi possiamo solo imparare a conviverci senza autodistruggerci.
Ad oggi sembra semplicemente che l’Europa x varie ragioni abbia rinunciato a progettare il proprio futuro e si limiti a navigare a vista abbandonandosi alla corrente e che i pochi giovani europei che si interessano di politica siano solo capaci di nascondersi dietro slogan belli ma vuoti come “non esiste una guerra giusta”. E’ certamente vero che spesso una guerra è definita ingiusta o giusta a secondo della convenienza di chi ha il potere di definire, il potere del linguaggio; ma ciò non toglie che il nazismo pacificamente non sarebbe scomparso e che non si può pretendere, in un mondo in cui qualcuno è più che armato, che gli altri popoli se ne stiano guardare e accettino il dominio di una sola superpotenza su tutto il pianeta.
Forse allora il giusto è solo ciò che ci conviene o ciò in cui uno crede fortemente e l’unica verità è che a noi tutti non restano che scelte difficili.